Questo omaggio di Tomo Hirai nel centenario della nascita di Carlo Zauli racconta di un percorso artistico di oltre 50 anni di attività dedicata all’arte ceramica. Giunto in Italia nel 1972, fu grazie alla frequentazione dello studio di Nino Caruso che Hirai riuscì ad entrare nel mondo della ceramica italiana conoscendo e frequentando Abbozzo, Carlos Carlè, Pompeo Pianezzolla e Alessio Tasca, e a creare dialoghi e legami che ancora oggi sono attivi ponti culturali. Hirai arrivò a Faenza nel 1974 per frequentare il corso libero di plastica e progettazione con Zauli e Alfonso Leoni. Lavorò con Panos Tsolakos per progetti di natura industriale legati alla manifattura IRIS. Partecipò dagli anni ’70 a diverse edizioni del Concorso internazionale della ceramica. Alcune delle opere esposte all’epoca sono qui ripresentate a raccontare la vivacità del suo percorso, legato da un lato alle sue origini giapponesi dall’altro alla sua capacità di rinnovare il suo linguaggio in un contesto culturale a lui nuovo. Nel 1977 presentò una sua particolare interpretazione del Giardino Zen di Ryoan-ji, un famoso e iconico luogo del silenzio e della riflessione, che ebbi modo di visitare a Kyoto tempo fa. Al posto delle pietre e dei ciotoli l’artista collocò delle noci, un omaggio al nostro territorio e una riflessione sull’uomo e la sua saggezza. Nel 1981 creò in porcellana delle isole sulla cui superficie camminavano delle piccole formiche, a suo dire una “metafora dell’uomo nella società moderna”. La vera svolta avviene nella metà degli anni ’80 quando il suo linguaggio si arricchisce di una nuova produzione, in maiolica, più vivace e mediterranea, dove il colore subentra come elemento grafico, divenendo il suo stilema per oltre 40 anni. Una scelta stilistica e culturale, un ponte tra l’Italia e il Giappone, che con coraggio e costanza ha portato avanti negli anni. Una maiolica dapprima semplicemente graffitta a delineare volti e silhouettes che richiamavano la tradizione faentina, poi modellata e arricchita, nello scorso anno, da una collaborazione con la tecnica tradizionale giapponese del Magewappa, rivisitata in chiave moderna. Nella serie realizzata come omaggio a Zauli, Hirai propone una riflessione su un’icona del suo lavoro, la sfera frammentata, qui riletta in una chiave più romantica e decorativa, tipica dei suoi recenti lavori.
